12/01/13

Vorrei, ma non sono capace

Ieri ho preso parte a un'occasione sociale per me nuova,
ma per tutti voi sicuramente banale e magari anche noiosa,
però dovete capire che io sono avoidant, e un avoidant brucia le tappe della vita molto più lentamente di quanto facciate voi normali, quando le brucia.
Molte cose è costretto a precludersele, soffrendone e maledicendo la Natura matrigna e puttana.
Quindi forse dovrei cambiare il titolo di questo blog: l'avoidance come stile di vita. Una non-vita, in realtà.

Insomma, ieri c'era questo concertino fuori città, di amici del mio Unico Amico, e quindi, siccome in anni e anni di conoscenza non mi aveva mai invitato a uscire di sera,
ho pensato che magari, accettando, avrei potuto favorire l'inizio di una blanda vita sociale.

Mi aggradava anche l'idea di andare fuori città in macchina di sera, magari con il rischio di perdersi per strada.
Insomma, sono proprio una pivella.

L'amico del mio UA l'avevo già incontrato altre due volte, e, contestualmente, eravamo stati presentati.
Però è stato necessario presentarci per la terza volta, perché evidentemente la gente normale conosce quotidianamente decine di persone nuove e ha sempre bisogno di rinfrescarsi la memoria perché non può ricordarsi tutte le facce (tantomeno i nomi), mentre io conosco mediamente una persona ogni sei mesi e quindi le facce me le ricordo bene (soprattutto se sono delle facce carine).
I nomi un po' meno.
Ma, tanto, io le persone non le chiamo, per nome. Non le chiamo proprio.

I miei limiti iniziano subito a venire fuori.

Gestire una conversazione con una persona che conosci bene e una che non conosci se non di nome, persona che, per l'appunto, conosce bene la persona che conosci bene pure tu.
In questi casi rinuncio senza combattere, e mi limito ad assistere allo scambio di battute fra i due amici, come a una partita di tennis, cercando di mantenere un sorriso gioviale stampato sul muso e senza dare alcun contributo che non sia sottoforma di risate registrate.
La metà delle cose che viene detta non la capisco perché riguarda cose che non conosco.
L'altra metà non la capisco perché non intendo proprio *materialmente* le parole. Come se il cervello fosse offuscato.
è triste, lo so bene.
Il mio cervello se ne va e io non riesco a esprimere niente che possa far sospettare la presenza anche solo di mezzo neurone sotto lo scalpo.

Anche in sede di presentazione non riesco a dire niente di simpatico.
A volte sbaglio persino a dire il mio nome, tanto sono nel pallone.

Mi sento insignificante, nelle occasioni di questo tipo, perché non riesco a tirar fuori niente. E forse non c'è da stupirsi se poi devo essere presentata più volte alla stessa persona, dato che, non essendo memorabile dal punto di vista estetico, non riesco a esserlo nemmeno da punti di vista più profondi.

Comunque, insomma, bene o male sopravvivo a queste presentazioni a raffica, rassegnandomi a fare la figura del pesce fuor d'acqua.

La musica è discreta, nonostante io disdegni il gruppo del quale vengono proposti i più-cessi,
e anche lì resto meravigliata come un bamboccio di fronte a quegli strumenti sbrilluccicanti che vengono fatti cosare da persone che sanno suonare (ho un timore reverenziale nei confronti di chi sa tirar fuori qualcosa da uno strumento).
Per non parlare poi dell'intolleranza ai volumi alti e della conseguente quasi sordità che mi è rimasta a fine serata.

A fine serata, quando l'esibizione è finita e restano le chiacchiere, i commenti e i saluti,
mi si sveglia un po' il cervello, anche se non abbastanza da farmi dire cose spassose, anche perché ormai il mio umore è spento da ore.
Rifiuto senza tante cerimonie l'offerta di una gustosa bibita,
ma evito di scalpitare per andarmene. Forse perché restare lì a discorrere con UA,
nonostante la presenza di gruppetti di persone che, credendo forse di non essere viste, mi indicano in modo plateale (non si indicano le persone!), per motivi che purtroppo non saprò mai (e infatti per molte notti non ci dormirò, per davvero), non mi scoccia.

Tornando a casa i neuroni si attivano, ma ormai non servono più.

Sarebbe stata una piacevole serata, se la mia abitudine di monitorare costantemente le mie reazioni alle interazioni con gli altri e di monitorare le reazioni altrui alle sporadiche interazioni con me mi avesse dato un po' di tregua.
E invece mi demoralizzo subito, quasi mi offendo, mi sento estranea all'ambiente, mi chiudo e non sto più al gioco.
Divento seria, mi scarico.

E alla fine mi resta l'amarezza, perché queste sono situazioni normali, che ogni giovane vive tranquillamente e con piacere, traendone soddisfazione.
Per me sono eventi rari come la cometa di Halley, e farci l'abitudine è impossibile.
Quindi, viverli senza aspettative (e conseguenti delusioni) è difficile.
La vita là fuori non è come su internet, dove basta scrivere correttamente ed esprimere concetti sensati per passare da intelligenti barra interessanti.
Io sono abituata male: sono abituata ad essere moderatamente apprezzata, nel mio piccolo, dalle piccole schiere di svitati che magari mi seguono perché li faccio ridere (???), o perché mi trovano in qualche modo piacevole.
Su internet la pappa è abbastanza scodellata, diciamo. Non c'è bisogno di mettersi in gioco fisicamente, di essere svegli e svelti, di avere la parlantina sciolta e la battuta sempre pronta, di sapersi relazionare, di essere allegri.

Insomma, quando rincaso da queste uscite sono sempre confusa e demoralizzata.
è come se uno portasse un poveraccio a fare un giro in Ferrari.
Bella, la Ferrari, mi piace. Però non me la potrò mai permettere.
Per me è la stessa cosa.

1 commento:

  1. Lo so che ti vengo sempre a disturbare ma quando quello che scrivi mi trasmette qualcosa non mi vergogno a palesarmi!

    Questa volta prima delle rinnovate suppliche ci tenevo a dirti che posso immaginare quello che provi, mi sono trovata nella tua stessa condizione per anni.. Guardarsi intorno mentre tutti parlano, fingere un sorriso quando lo fanno gli altri giusto per spirito di imitazione, cercare di inserirsi in una conversazione che spesso non si riesce ad affrontare per i più svariati ed assurdi motivi.. e alla fine, visto che lo sai che l'uscita diventa una sfida e un disagio e non capisci perché diavolo deve essere così complicato stare semplicemente fuori a cercare solo di sorridere veramente, eviti di uscire ed elimini il problema alla radice. Ho evitato di uscire per anni e sto disperatamente cercando di ricordare quando le cose sono iniziate a migliorare.. Forse è stata solo un'amica non prevista e inaspettata o il ragazzo giusto con cui condividere interessi e conversazioni stupide... Mi sembra veramente banale dirti questo per cercare di "aiutarti" o di tirarti su il morale, soprattutto perché effettivamente sono solo una persona che trova interessante/piacevole/divertente quello che scrivi.
    Ma ti dirò che trovo profondamente ingiusto che una persona come te con cui penso si possa parlare veramente di tutto (e lo dico perché ti leggevo e variavi tra aspetti della tua vita, a argomenti che neanche conoscevo fino ad arrivare a strappare grasse risate come con il direttore d'orchestra del the infrè!!!!che ancora mi fa ridere!!!) debba provare quello che hai scritto in queste righe.
    Spero con tutto il cuore che ti arrivi quella cosa che sia in grado di farti vivere ogni giorno con la giusta serenità, qualunque cosa sia ti auguro di ottenerla il prima possibile!!!

    Ne approfitto nuovamente per salutarti!!!

    ps. se scopro chi ti ha fatto cancellare gli tiro contro le directioners!!!!!!

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