Con uno spasimato che non mi vuole (e che è contento di non volermi),
con un ex che devo cacciare via a pedate tutte le volte (lui non se ne rende conto, ma è molto fortunato ad avere qualcuno che lo caccia a pedate e gli parla chiaro, invece di lasciarlo nel Limbo),
con un amico che mi porta fuori per pura pietà in contesti da cui non posso fare a meno di sentirmi avulsa (provateci voi a uscire con un gruppo di phisici che si conoscono da anni e dei quali ne conoscete solo uno),
con un'esistenza da riempire in modo non meglio precisato (adesso probabilmente aggiungerò al mio programma della sana attività fisica, per cercare di arginare il mollicciume che mi affligge dalla cintola in giù, in previsione di simpatiche puntate al mare in compagnia dei suddetti phisici),
non mi ricordo come volevo finire il discorso.
A me questo volersi/doversi distrarre a tutti i costi continua a sembrare una discreta stronzata:
guardate, il mio cerco di farlo, non sto facendo come due anni e mezzo fa:
se mi devo alzare alle sei mi alzo, se devo sgobbare in laboratorio lo faccio, se un giorno è meglio che mi rechi in biblio ci vado, se posso leggere un libro lo leggo, se c'ho occasione di non restare da sola (fisicamente, perché mentalmente è un altro pajo di maniche) cerco di coglierla;
è certo vero che dormo di merda, mangio poco, ho il cazzo perennemente girato, la lacrima facile e un'amara nostalgia che mi prende appena può,
nonché la sensazione di essere stata privata ingiustamente di qualcosa di bello.
L'avanzare della primavera, inoltre, non mi è d'ajuto, poiché stona col mio stato d'animo, e il risveglio ormonale che coinvolge praticamente tutti stona con il mio comprensibile disinteresse per tutto ciò che è altro dall'oggetto dei miei rantoli (come sono poetica).
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