16/08/12

Taratattattattattatta ta-ta tara-ta taràààà-ta (sì, insomma, immaginatevi la musichina solita di BeniNni)

L'occasione era ghiotta. No, forse non molto.
Costosa, però, di sicuro, anche se apparentemente sembrava un evento molto demoGratico che addirittura metteva a disposizione dei posti a sedere non numerati a diciassette euri (più i relativi diritti, immagino) e addirittura dei fantastici posti in piedi, sempre alla stessa cifra. Ovviamente, per gente dotata di super vista o di binocolo.
Mi attirava l'idea di assistere a uno spettacolo nella Firenze bài nàit, di immergermi nella fiorentinità più pura
e, contestualmente, di schifarmene vieppiù.
Direi che ci sono riuscita.

No, più che altro volevo rendermi conto e toccare con mano, dal basso della mia (d)istruzione classica e di trentanove canti s(t)ud(i)ati ai bei tempi.

Inizialmente non ci volevo credere.
Quando il mio amico Nerd mi disse "Vedrai che mezz'ora la perderà a fare battute su Berlusconi", credetti sinceramente che scherzasse, non so perché. Eppure conoscevo il personaggio e la sua affezione per Silvio.
Però mi sembrava abbastanza assurdo che, su un'ora e un quarto di sciò, ci fosse mezz'ora di sproloqui pagliacceschi. E Dante? Ci sarà abbastanza tempo per farne l'ESEGESI? Non è che poi si sfora e mi tocca tornare a casa a piedi, ché sul vialone ci sono le donnine che fanno le gare di burlesque e c'ho paura che mi sequestrino?
Erano dubbi legittimi, i miei.
Ma fortunatamente alle undici e mezzo era tutto finito, per la giuoia delle mie paranoie.

Ma veniamo alle cose importanti.
Lo sciò.
Sopravvalutato. Obbiettivamente.
A parte la fila assurda per entrare (fino a venti alle dieci non c'è verso di guadagnarsi lo scranno) e Lui che ovviamente non è che aspetti più di tanto (immagino
che ci siano settori a cui viene data la precedenza nell'ingresso,
in modo che si riempiano prima e BeniNni sappia quando entrare - facendo i soliti odiosi saltelli di corsa con la faccia gaia e braccia e gambe ad angolo retto, con la solita musichina sua di sottofondo).

Livello culturale dello spettatore tipo: medio-basso.
A parte alcune menti superiori in platea che erano chiaramente professoresse di italiano.

Mezz'ora di battute su Berlusconi (secondo me è stato lui a dirgli di
tornare, altrimenti non avrebbe avuto materiale), e francamente non è
che fossero troppo da buttarsi via dal ridere (immaginate una battuta
scontata e voi che siete lì, con l'espressione un po' desolata/imbarazzata, circondati da
gente becera con la panza che si sganascia).
Dico oggettivamente, eh, sul livello qualitativo delle battute.
Sembrava quasi che desse più importanza a Silvio che a Dante, e, quando sembrava che finalmente si arrivasse al dunque, giù un'altra
freddura (che spasso!).

BeniNni NON recita a memoria. Ha il suo bel leggio lì davanti.
NESSUNO (e sottolineo nessuno: mi guardavo abbastanza intorno) aveva con sé, non dico l'edizione con le illustrazioni di Doré, non dico l'edizione compatta senza nemmeno mezza nota che si usava alle interrogazioni, ma nemmeno un cavolo di foglio A4 col canto stampato (e magari con l'estratto conto della carta stampato sull'altra faccia).
Fra l'altro, non so: in base a che cosa gli spettatori si sceglievano la serata a cui assistere?
Forse solo in base al giorno e alla disponibilità di biglietti. Non credo in base al canto.

Ora, BeniNni quando parla ha due difetti:
uno è che spesso non si capiscono le parole che gli escono (il tipico vizio di mangiarsi le parole, tanto odioso nei tòschi), e l'altro è che sputacchia un po' e soffia nel microfono.
Per cui anche la chiarezza non era al top.
Ma vabbè.

Lui legge, dicevo.
Ed è anche un po' confusionario. Legge due versi e poi cerca subito di farne la prosa e di spiegarli. Secondo me non era esente da goffaggine, roba che mi ricordava un po' certe interrogazioni.
Ma andiamo avanti.
Trovo che costui non aggiunga nulla alle spiegazioni scolastiche. Anzi, casomai toglie qualcosa. Per questo mi ero scelta un canto che avevo studiato.
(Fra l'altro, cioè, mi tiri in ballo la battaglia della Meloria con relative colonne, e non dici nemmeno che sono quelle ai lati della porta est del Battistero? No, ma non eri te quello che divulgava la kultura?)

Comunque non l'ho mica capita, la sua spiegazione molto articolata e impastata sul motivo per cui i sodomiti (eh già, avevo scelto il canto dei finocchi) sono violenti contro natura. Giuro, ho seguito tutto il suo pastone incartato e alla fine sono giunta alla conclusione che non lo sapesse nemmeno lui.
Oh, succede, eh.
Comunque, vabbè, dopo aver messo insieme la prosa, veniva il momento topico (con tanto di drammatico cambio di illuminazione) in cui il Dante de' noantri declamava finalmente i versi, leggendoli dal suo bravo foglietto, non senza prima aver fatto una premessa da cui pareva che dovesse leggere chissà in che modo particolare, e invece nulla di strano.
Ma nemmeno nulla di esaltante.

Poi, prevedibilmente, una profusione di applausi (mi sa che l'unica che non aveva voglia di procurarsi traumi alle manE né tanto meno di alzarsi in piedi ero io) che duravano fino al rientro di BeniNni nella sua humile dimora.
Emblematico quando qualcuno è tornato sul palco e tutti hanno ricominciato ad applaudire pensando fosse il Sommo, e invece era un microfonista.
L'idiozia.

Non vorrei far polemica, ma durante la performance mi sono chiesta quanto stesse capendo di tutto quanto, nel complesso, il pubblico.
Gente che per la gran parte badava a scattare foto (nonostante fosse espressamente vietato: ma noi e' ci si prova lo stesso. Se poi ci dihAno qualcosa, e' si smette) e a ridere quando c'era da ridere.

Insomma, tutti felici e soddisfatti. Tutti acculturati e introdotti finalmente nel magico mondo di Dante.
Tutti a pensare "Dante è un grande! Un grandissimo!!", ma solo perché il Nostro non faceva che ripeterlo ogni tre per due.

Io personalmente ho pensato "Bene, ho visto il pagliaccio, che ha fatto se stesso per mezz'ora e poi, non so perché, s'è messo a fare il serio atteggiandosi a professorone".
Non ho pensato certo "Che bello, mi sono goduta Dante in un'interpretazione magistrale ed emozionante!".
No.

Mi chiedo: quanta gente andrebbe lì in piazza (pagando e facendo la fila) a ciucciarsi roba (spesso) mai vista né sentita, se non ci fosse la pagliacciata iniziale su Berlusconi?
Anzi, se non ci fosse proprio BeniNni ma un cristo qualunque (e magari più bravo).
A parte le finezze comiche, quello che fa lui lo potrei fare anch'io. Basta aver studiato. Solo che a me non mi cacherebbe nessuno perché non sono famosa.

L'amico Nerd dice che BeniNni dovrebbe continuare a fare il pagliaccio, ché quello gli riesce, invece di atteggiarsi a poeta/personaggio serio.
Ma poi chi l'accultura, la massa?
Laggente lo stanno a sentire volentieri (se non fosse andato lui a Sanremo a fare la pseudoesegesi dell'inno di Mameli, la gente non canterebbe stringiam'ci a coorte ma continuerebbe a cantare, come Totti, stringiamoci a corte), visto che fa fico dire "Questa cosa l'a detta BeniNni: GRAZZIE BENINNI CHE CI AI ACCULTURATTO!!",

ma, secondo me, gran parte di quelle cose auliche con cui ci delizia entra da un orecchio ed esce dall'altro.
Insomma, nessuno torna a casa con il desiderio irrefrenabile di riprendere (o prendere per la prima volta) in mano la Commedia.
O sì?

Non c'è un modo per staccarsi un po' da questa idea di BeniNni visto come depositario unico dello spirito dantesco?
Poi, fosse fiorentino... È aretino.

Un botolo ringhioso.

Comunque, visto che ogni sera riusciva a racimolare qualche migliaio di persone, poteva anche farli pagare un po' meno, i biglietti, eh. Tanto la pagnotta se la portava a casa comunque.

(oh, sì, adesso mi aspetto migliaia di commenti offensivi da parte dei suoi difensori)


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