04/11/12

Per la vostra giuoia, domani vado a farmi curare.
Ci riprovo, dopo due anni di insuccessi con la mia ex psic troppo permissiva seguiti da un po' di mesi di nulla.
Ho però deciso di cambiare approccio, perché non ho più sinapsi da farmi bruciare a forza di farci scorrere dentro serotonina a fiumi, e perché sono curiosa di trovarmi di fronte qualcuno che non sia autorizzato a barare imbottendomi di farmaci.
La cosa brutta è che mi troverò di fronte a una sessantenne.
La seconda cosa brutta è che questa sessantenne, dopo avermi fissato un pajo d'altri colloqui, mi dirà "Sai, conosco un privato che è TANTO BRAVO, quindi ti appioppo a lui. Ciao!".
Sì, perché con la USL finisce sempre così.
A quel punto, non avendo danari e avendo delle altre priorità, mollerò.
L'altro rischio è che questa sessantenne arrivi alla conclusione che solo un laureato in medicina possa ajutarmi, ributtandomi di nuovo nel vortice dei farmaci.

Ero entusiasta all'idea di cercare di nuovo di farmi capire da qualcuno fornito degli strumenti per farlo, fino a stamani.
Adesso sto iniziando ad avere l'ansia, i vuoti mentali, a chiedermi "E io domani che cazzo gli racconto?", a non aver più molta voglia di parlare di quello che mi affligge. Non ne ho la forza, in questo momento.

Poi c'è il discorso dell'orario bastardo.
Devo essere lì alle nove.
Non si può chiedere a un deprex di alzarsi alle sette esponendolo al rischio di venire travolto dalla tipica tristezza mattutina.

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