Un conoscente fastidioso e insistente ha sottoposto alla mia attenzione un determinato annuncio per una determinata mansione che, a parer suo, era fatta apposta per me.
A parer suo, non mio.
S'è messo a fare castelli in aria dando prova di avermi assolutamente sopravvalutato (e io che invece pensavo che in un anno di conoscenza avesse un po' capito con chi aveva a che fare).
Io invece mi conosco e so quali sono le mie possibilità (scarse) e i miei limiti (troppi).
Ho scritto una sottospecie di mail di presentazione, onesta, perché non mi sembra corretto sopravvalutarmi e attribuirmi capacità che non ho, perché tanto poi verrebbe comunque fuori come sono in realtà (mediamente acculturata, depressa, non particolarmente dinamica e vincente).
Il conoscente in questione s'è arrabbiato moltissimo.
In due secondi ha buttato giù la sua versione, ciò che avrei dovuto scrivere, lanciando anatemi contro la mia progenie.
Una cosa tutta zeppa di entusiasmo, di esagerazioni (Amo TANTISSIMO il soggetto X e me ne sono sempre occupata con grande trasporto, quando sappiamo tutti che una persona depressa perde interesse anche per le cose che un tempo le erano tanto piaciute - quant'è che non disegno? Otto anni. Ho disegnato ininterrottamente per diciotto anni e poi un giorno non c'ho più visto alcun senso), di dinamismo...
La verità è che faccio troppo affidamento sul buon cuore altrui, perché spesso la gente riesce troppo facilmente a fare affidamento sul mio.
Non posso fare affidamento sulla brillantezza che non ho, allora cerco di sopravvivere mostrando la mia debolezza e sventolando bandiera bianca.
Come i cuccioli che, per non essere ammazzati dagli adulti, non potendo puntare sulla forza fisica, puntano sul buon cuore dell'adulto (il cosiddetto effetto cucciolo).
Ma nel mondo umano il buon cuore non c'è, o, almeno, viene sepolto sotto valanghe di cinismo e mentalità vincente.
Bisogna essere forti, dinamici, bisogna dire quello che i superiori vogliono sentirsi dire, bisogna sforzarsi e farsi violenza (tanto siamo esseri adattabili). Bisogna lottare, bisogna amare l'adrenalina, pensare positivo, vendersi bene, essere carismatici,
bisogna metterlo nel culo al prossimo prima che sia lui a mettercelo a noi.
Non importa l'istruzione, non gliene frega un tubo a nessuno se ti piaceva studiare Dante (hai forse fatto Lettere, dopo? NO!!).
Finirò a vendere rose alle coppiette nei ristoranti.
No, perché anche per vendere quelle ci vuole intraprendenza e capacità di farsi valere.
Allora finirò a pulire i cessi all'Autogrill,
declamando Dante alle tazze e agli sciacquoni.
(no, perché ormai ci vuole la qualifica anche per pulire i cessi)
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